Acireale | Etna Walking Rural

Comune di Acireale

Il nome Acireale è stato attribuito soltanto verso la seconda metà del ‘600.
In precedenza era chiamato Aquilia o Aci Aquilia.

Acireale o Jaci, in siciliano, è la seconda città più popolosa della provincia etnea, con i suoi 50 mila abitanti. Conosciuta in tutto il mondo per il suo carnevale, per il barocco e per le sue terme, si trova a 15 km di distanza da Catania. Il suo territorio comprende una sequenza di pittoreschi borghetti marinari con relativi porticcioli, tra cui Santa Maria la Scala e Capo Mulini.

STORIA

Il nome Acireale è stato attribuito soltanto verso la seconda metà del ‘600. In precedenza era chiamato Aquilia o Aci Aquilia. Il nome deriverebbe dalla mitologia greca e dalla legenda di Aci, un pastore di cui s’innamorò Galatea. Quest’ultima era contesa anche dal ciclope Polifemo che, per gelosia, avrebbe schiacciato il rivale sotto un masso. Agli inizi del 1400 intorno alla cattedrale sorgeva soltanto un agglomerato di case. Già sul finire del secolo il borgo cominciò ad acquistare fisionomia di città fino a diventare, nel corso del ‘500, il centro più importante dell’area ionica. I continui attacchi via mare della pirateria saracena portarono la popolazione che abitava vicino alla costa a spingersi verso luoghi più riparati. La crescita demografica, e di conseguenza economica e politica, dal ‘500 in poi non conobbe soste, nonostante le carestie e la peste. In quel periodo si consolidò il ceto mercantile e s’insediarono diverse corporazioni e ordini religiosi lasciando un’impronta tanto indelebile che ancora oggi spesso viene citata come «la città dalle cento campane». Prima del drammatico terremoto che rase al suolo chiese, monasteri e beni culturali, si era da poco cominciato a definire l’assetto urbanistico: al centro la piazza Duomo, perno di un sistema viario radiale, le vie Galatea, S. Martino e due strette e tortuose vie, gli attuali corso Umberto e corso Savoia. In pochi anni Acireale si trasformò in un cantiere, prendendo il volto dell’attuale gioiello barocco grazie all’opera del pittore Pietro Paolo Vasta e dell’architetto Paolo Amico. Nel ‘700 si sviluppò l’industria della seta. Oggi Acireale vive in prevalenza di agricoltura e turismo. I prodotti simbolo del territorio sono il Limone Verdello, il Cavolo rapa (detto Trunzu di Aci), la ricotta salata o infornata di Sicilia e il Vino Etna (DOC).

BENI CULTURALI

Il barocco di Acireale è stato riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Innumerevoli i beni di pregio architettonico presenti in ogni angolo. A cominciare dal Palazzo di Città che, con il suo prospetto, fa di piazza Duomo un unicum suggestivo. Sul portale domina lo stemma comunale. Accanto i mascheroni e le mensole a forma di volto che, unite a quelle della vicina cappella di S. Venera, danno vita ad uno spettacolo di arte drammatica popolare all’aperto. Imponente la cattedrale costruita dove nel ‘400 sorgeva un altarino dedicato alla Vergine Annunziata. Intorno al ‘600 ha assunto l’attuale impianto a croce latina con tre navate su pilastri.
Seicentesco e barocco è il grande portale dalle eleganti colonne corinzie che porta uno dei più antichi stemmi cittadini.
Porta la firma di Pietro Paolo Vasta il prospetto in pietra bianca di Siracusa della basilica dei SS. Pietro e Paolo realizzato nella prima meta’ del ‘700.
L’immagine simbolo del barocco acese è, però, senza dubbio rappresentata dalla Basilica di San Sebastiano, sulla piazzetta Lionardo Vigo. Statue, fregi, mascheroni, puttini con festoni realizzate all’indomani del tremendo sisma del 1693 rappresentano più di ogni altro un inno gioioso alla vita.Degno di menzione anche il Corso Umberto, la principale strada che collega la Piazza Duomo alla Villa Belvedere, il più grande giardino pubblico della città, così chiamato per via del panorama mozzafiato che si gode dal balcone in fondo al viale principale. In ogni angolo si affacciano residenze nobiliari e della ricca borghesia acese che lì si impiantò intorno all’800. Su tutte spiccano Palazzo Nicolosi e Palazzo Figuera, oggi Puglisi-Vigo.

BENI PAESAGGISTICI

Il comune è stato costruito in un altopiano, sopra un terrazzo di origine lavica, chiamato la Timpa, a strapiombo sul mar Ionio. È caratterizzato da rocce di origine vulcanica gradinate e da diverse faglie dove cresce una fitta vegetazione e numerose piante mediterranee. L’intero territorio è ricco di sorgenti d’acqua e di verde ed è coltivato ad agrumi. Il luogo è abitato da piccoli rapaci, come l’occhiocotto, tipico uccello caratterizzato da un cappuccio nero e dal piumaggio grigio biancastro. Ai piedi della riserva si trova il borgo marinaro di Santa Maria La Scala, raggiungibile anche attraverso una scalinata che attraversa a zig-zag la parte centrale della Timpa (chiamate le chiazzette). Per la particolarità il promontorio fu utilizzato come piazzaforte militare. Tra le tante frazioni di Acireale spicca il borgo di Santa Tecla, costituito da una serie di caratteristiche stradine che arrivano fino al mare. In estate Santa Tecla si riempie di turisti e visitatori.