Comune di San Pietro Clarenza

Le origini di San Pietro Clarenza risalgono all’eta’ medievale. Dopo la grande eruzione del 1669 il Casale, appartenuto al Principe di San Pietro, fu venduto al nobile catanese Giuseppe Mario Clarenza che diede il nome alla terra ma che non costruì nessuna dimora gentilizia.

San Pietro Clarenza è un piccolo comune ai piedi dell’Etna, a 470 metri sul livello del mare. La storia e la morfologia del luogo sono strettamente collegate al vulcano e alle sue eruzioni.

STORIA

Le origini di San Pietro Clarenza risalgono all’eta’ medievale. Dopo la grande eruzione del 1669 il Casale, appartenuto al Principe di San Pietro, fu venduto al nobile catanese Giuseppe Mario Clarenza che diede il nome alla terra ma che non costruì nessuna dimora gentilizia. Il “cuore” del Casale diventò lo spiazzo intorno alla Chiesa di Santa Caterina. Il territorio fu diviso in quartieri. Ognuno portava il nome del Santo cui era dedicata la Chiesa. Nella parte alta della cittadina si trova la Chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, celebrata il 2 Luglio.

CULTURA E TRADIZIONI

Devozione e folclore si fondono in occasione delle processioni per la Santa Patrona, Santa Caterina, il 25 Novembre, per San Giuseppe, il 19 Marzo. Per le vie del paese è tradizione fare offerte in denaro o in “natura”, galletti, conigli, vassoi di crespelle di riso, che poi sono venduti all’asta. Anche il Carnevale da sempre richiama migliaia di abitanti e turisti, così come le “Sagre della salsiccia”, “della scacciata” e le mostre-mercato artigianali. Immutata la tradizione in cucina con gli “Aceddi ccu l’Ova”, “Cassateddi di Pasqua”, “Cucciddatu” e “Mostarda”. Tra gli eventi sportivi di maggiore richiamo, soprattutto nella stagione estiva, l’Etna Race Walking, una manifestazione internazionale di marcia su strada, il torneo regionale di Enduro e di calcetto che vede schierati i cittadini nelle squadre dei diversi quartieri.

BENI AMBIENTALI E PAESAGGISTICI

Dalle colate del 693 e del 1669 derivano diversi terreni vulcanici, grotte, cunicoli e alcune gallerie sotterranee conosciute dagli abitanti come “Accalori”, valvole di sfogo dell’Etna (la grotta delle “Palombe, del “Signore”, della “Sganghera”). Anche la vegetazione è quella tipica delle basse pendici della montagna: ulivi, viti, ginestre, roverelle, muschi e licheni che donano una colorazione particolare alle rocce. Le colture predominanti sono agrumi, olivo, vite, fico d’india. Il territorio, per la maggior parte sciaroso, è organizzato su terrazzamenti sorretti da muri a secco in pietra lavica grezza che, in dialetto, si chiamano “cuncurrenti”.